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con Lella Costa
regia Giorgio Gallione
Martedì 24 Novembre 2009 ore 21.00
Mi piace seguire alcuni fili di narrazione, che spesso coincidono con degli autori-Shakespeare, Eliot, Calvino. E se Alice finiva con una premonizione inconsapevole (" se c'é un tempo per dormire e uno per morire-forse c'é anche un tempo infinito per sognare"), Amleto cominciava con una sorta di parafrasi dello stesso celeberrimo verso ("Esplodere o implodere, questo é il problema"). Calvino, appunto. E ancora da Calvino, attraverso la citazione appassionata che me ne ha regalato un'amica pittrice, ha cominciato a prender forma questo nuovo spettacolo: da quella sua Euridice "altra", che sotto lo sguardo protettivo e vagamente ottuso di un uomo assai potente-un dio, nientemeno-che proprio non se ne fa una ragione, si ostina a voler abbandonare la sicurezza di una casa per avventurarsi nelle "le lande desolate del fuori". Folgorante-a confermare (vedi Traviata) come lo sguardo maschile, quando é "buono", a volte sappia leggerci addirittura meglio di noi stesse. E' questo che vorrei provare a raccontare-questo andare, incerto ma inesorabile, questo voler esplorare e partire e mettersi in gioco e capire, questo continuo sfidare e chiedere conto e pretendere rigore e rispetto e coerenza ("il talento delle donne sperdutamente amate/l'innocenza con cui puniscono per le cose mai avverate": anche Fossati é un buon compagno di strada...); la fatica e la leggerezza, il dolore, lo sgomento, la rabbia, i desideri, "l'arme e gli amori"-cortesie pochine, temo; la testardaggine, l'autoironia, il magonismo terminale, la sorellanza che forse é perfino più inquieta della fratellanza; la violenza, ahimé, inevitabilmente; e l'inviolabilità, anche, possibilmente. Euridice e le altre, nei secoli protagoniste o (e?) testimoni di uxoricidi impuniti e vessazioni quotidiane, di espropriazioni subdole e continue, di gesti eroici e delitti inauditi, e di quel costante, incoercibile, formidabile accanimento terapeutico nei confronti del futuro. Euridice e le altre, sicuramente non tutte ma molte- le "ragazze senza pari" che abitano, e animano, la nostra vita e la nostra memoria. E che, compatibilmente con il mondo, riescono ad essere straordinariamente creative, e irresistibilmente simpatiche. Non riesco a dirvi altro, per ora-scrivo queste righe molti mesi prima di cominciare a lavorare concretamente allo spettacolo, con i miei complici abituali. A tuttoggi non sono neanche tanto sicura del titolo- "Ragazze", magari? o é meglio "Euridice e le altre"? e perché non proprio "Le lande desolate del fuori"? Sarei tentata di indire una consultazione elettorale, ma qualcosa mi trattiene, chissà come mai. Ho idea che mi limiterò a chiedere il parere delle donne che incontro: se l'ha capito perfino Ligabue, dev'essere proprio vero. Le donne lo sanno. Che bello ascoltarle.
Lella Costa
© 2006 Teatro de André - Comune di Casalgrande